DAB, la radio sconosciuta


Beh, anche se una volta tanto non parlo di OM e di apparati ricetrasmittenti
, sempre di radio si tratta, e di radio digitale pure. E di un progresso tecnologico che a noi appassionati non dovrebbe sfuggire…

Oltre la FM: dall’analogico al digitale

Nel nostro Paese l’offerta broadcasting delle radio FM si è tanto ampliata, a partire dagli anni pionieristici delle radio libere, da contare al giorno d’oggi oltre un migliaio di emittenti (e in questo siamo a un record europeo!), sia a copertura locale che come ripetitori di compagnie di radiodiffusione a livello nazionale. E con un tale affollamento da dover far lottare spesso il povero ascoltatore, con la manopola di sintonia del proprio ricevitore, a ricercare la frequenza giusta della propria radio preferita…

Ma nell’abitudine personale all’ascolto esclusivo del programma in FM, sarà che si perde la visuale sulle innovazioni in corso? Non credo siano tanti i cittadini del Belpaese a conoscere che, analogamente alla digitalizzazione dei canali televisivi, anche le emittenti analogiche sugli 88-108 MHz si stanno già convertendo al digitale, con i vantaggi di qualità che già percepiamo guardando negli schermi della TV digitale terrestre!

Un po’ in dettaglio

Il sistema Digital Radio Broadcasting nasce in Europa negli anni ’90 da un consorzio di industrie elettroniche, broadcasters, network providers ed istituti di ricerca, seguendo le direttive del progetto EUREKA EU-147 diventato poi standard a livello mondiale. allo scopo di offrire – superando le limitazioni delle emissioni in FM – qualità, semplicità, efficienza e multimedialità dei servizi di radiodiffusione:

  • Qualità: Dal primo tipo di trasmissione in codifica digitale, il DAB propriamente detto e il cui flusso audio era codificato in formato MP3, lo standard DAB+ codifica in formato AAC+ e con una trasmissione più robusta nei confronti dei disturbi, adottando un codice di correzione Reed-Solomon.
  • Semplicità: Non sono necessarie operazioni di ricerca delle frequenze ma basta la scelta del solo nome dell’emittente, ovunque essa sia disponibile.
  • Efficienza: Utilizzando lo standard DAB+ ogni canale RF occupato può veicolare 12 stazioni e più, in un bouquet di canali ascoltabili in isofrequenza. Anche in movimento e per ampie aree senza subire alcun degrado o interruzione.
  • Multimedialità: La tecnologia DAB+ consente alle emittenti radiofoniche di trasmettere anche una certa quantità di dati in streaming, quali situazioni del traffico, immagini, brevi news.

Le frequenze utilizzate sono attualmente quelle del vecchio “primo canale RAI” in banda III VHF lasciate libere dopo lo switchoff della TV analogica. La larghezza di banda necessaria si aggira attorno a 1,5 MHz quindi nello spazio di un canale ex-televisivo possono trovare posto quattro flussi di dati digitali (vedi immagine), ciascuno dei quali è prodotto e gestito da un “consorzio di emittenti” che raggruppa i programmi dei diversi broadcasters associati.

La situazione italiana

Dopo un lungo periodo di sperimentazione, le trasmissioni DAB+ iniziano ufficialmente nel 2013 in provincia di Trento, per poi allargarsi in altre regioni anche se ancora un po’ a macchia di leopardo (vedi qua).

Ovviamente data la “novità” il costo delle radio digitali era inizialmente piuttosto elevato; mentre adesso è possibile trovare modelli di diverse marche a prezzi allineati a quelli dei comuni ricevitori FM. La quantità dei canali ascoltabili si è ampliata (per fare un esempio, nell’area di Firenze sono attivi da pochi giorni nuovi bouquet che ospitano un numero elevato di emittenti locali, raggiungendo così ad oggi una cifra attorno alle 60 emittenti ascoltabili), inoltre diversi broadcasters offrono anche canali “tematici” ciascuno riguardante ad esempio un unico genere musicale (Pop, Rock, Dance etc) e spesso senza annunci pubblicitari.

Switchoff?

A differenza di altre nazioni che, analogamente a quanto avvenuto con la televisione, hanno effettuato il passaggio completo delle emittenti radio dall’analogico al digitale (la prima è stata la Norvegia) la situazione italiana non prevede di certo questa possibilità. Comunque ritengo personalmente che il servizio DAB rimanga ugualmente anche se non in alternativa ma a fianco dell’offerta FM esistente: un “valore aggiunto” anche per chi desidera ascoltare un audio pulito quasi a qualità CD e senza le interferenze tipiche dell’analogico, specie se l’ascolto avviene in movimento.

Ma se l’ascoltatore curioso trova sul DAB anche la propria emittente preferita, ho l’idea che rinuncerà volentieri all’analogico, e di sicuro non tornerebbe indietro…

Per approfondire:

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Loading...